Don Bosco
Cafasso
Castelnuovo Don Bosco

Il santuario della Madonna del Castello e Don Bosco

dalle "Memorie Biografiche di Don Bosco" di don Giovanni Battista Lemoyne

"La sua compagnia era una continua lezione di prudenza. In tutte le sue cose di molta o di poca importanza, mostrava sempre un grandissimo impegno; stava attento a quel che diceva, nè mai parlava senza aver prima ben riflettuto: presa una giusta risoluzione, nessuno più poteva smuoverlo da' suoi propositi. Senz'accorgersene, i suoi amici si venivano formando il loro carattere sul modello del compagno, che cercava ogni via per guadagnarsi il loro cuore e rendere loro accetti i suoi salutari consigli.

Fra le altre industrie, tutte le volte che ritornava dalla casa materna, ove recavasi a passare qualche giorno di vacanza, soleva portare seco delle frutta per farne parte ad essi, che godevano moltissimo di quell'amabile generosità; ed egli prendeva da ciò occasione per parlare loro di religione e raccomandare calorosamente la divozione a Maria Santissima.

Una speciale attrattiva aveva per lui la chiesa, detta del Castello, posta sul punto più culminante del colle: dove egli saliva ora solo, ora accompagnato dagli amici, per dare alla Vergine Benedetta il tributo della sua figliale devozione. Colà forse la Madre celeste gli fu larga di qualche favore segnalato, perchè col trascorrere degli anni non dimenticò mai quella chiesa e i soavi momenti in essa gustati.

Quando Giovanni Filippello veniva a visitarlo a Torino, non lo lasciava mai partire senza regalargli un pacco d'immaginette da distribuirsi alle persone che andavano a detta chiesa per recitarvi il santo Rosario, e specialmente per allettare con esse i giovanetti ad ascendere quell'altura per onorare Maria. "

da "Il cardinale Giovanni Cagliero" di Giovanni Cassano

Bisogna però aggiungere che il caro monello (n.d.r. Giovanni Cagliero) sapeva e amava camminare su di un'altra strada assai più bella, assai più importante: quella che s'arrampica alla parrocchiale e che conduce alla storica chiesa del castello, dedicata a Maria Assunta in cielo. Un altro Giovanni, ch'era il piccolo re dei giuochi, percorreva volentieri la via che sale all'estrema vetta del colle. Lassù Bosco divertiva i compagni, sullo spiazzo della devota chiesina, all'ombra della torre quadrata, come nel morbido cortile della sua povera casa, sul poggio, ombreggiata da tanti alberelli, non escluso il famoso pero martinello. Famoso, sì, perché offriva ogni volta le sue contorte e robuste braccia alle tenere membra del brillante giocoliere della borgata e della famiglia, l'idolo dei piccoli e lo stupore dei grandi. Bosco si divertiva, faceva divertire e poi pregava e faceva pregare. Per lui e per i compagni la piazzetta, o l'aia popolata di polli e di pulcini, doveva essere pure una navata di tempio, dove sostare un momentino e ricordare col canto ingenuo e la preghiera devota che si è sempre, anche nel giuoco, i figliuoli del Signore. Tutto questo Cagliero lo sapeva, perché mamma Teresa glielo diceva tante volte, proponendogli a modello in ogni cosa Giovanni di Margherita.

Fin qui gli scrittori

Don Bosco non poteva dimenticare il significato che quella chiesa aveva per la popolazione di Castelnuovo ed anche per lui.


Aveva ricevuto, infatti, dalla sua famiglia quello che tutte le famiglie tramandavano: l'intervento prodigioso della Mamma di Gesù in occasione della peste del 1631 e il voto fatto in quell'occasione dalla popolazione castelnovese.
Un altro significato profondo era inoltre presente nel quadro della Madonna dietro l'altare centrale. Non una qualsiasi Madonna, ma la Madonna della cintura. La Madonna con Gesù che porge a sant'Agostino e a santa Monica il segno della penitenza e della mortificazione, della necessità di vivere sempre in continuo allenamento spirituale per vincere le malattie spirituali ossia i vizi.
Questo era profondamente inscritto nella cultura della sua terra. Ecco allora Giovannino che scambia il pane bianco di frumento col pane nero di segala, la penitenza che don Calosso gli cambierà perché non era adatta alla sua età ecc. E don Bosco ha sempre insegnato ai suoi ragazzi la penitenza. La vita da lui scritta di Domenico Savio e di Francesco Besucco ne sono una limpidissima prova.
Inoltre la Madonna era la maestra del sogno dei nove anni e ripetuto poi anche ai sedici anni quando era al Sussambrino. Madre che era sempre teneramente al suo fianco in tutte le sue peregrinazioni, che lo aiutava, consigliava e proteggeva, proprio come aveva fatto, ed ancora di più, per la popolazione di Castelnuovo.
Nella parte sinistra é appeso un quadro raffigurante san Filippo Neri, fondatore della "congregazione dell'Oratorio". Giovannino Bosco ebbe da questo santo un'ispirazione per il suo apostolato fin da piccolo.
Nella parte destra un dipinto di San Grato, protettore dei contadini da tutte le tempeste, aiutò a formarsi in lui la convinzione della presenza dei santi come modello ed intercessori nel momento del bisogno.

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